a piccole dosi

[un blog temporaneamente - e psicoanaliticamente - poetico]

martedì, 20 ottobre 2009

Ciao, pa'.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 12:26 | link | commenti (2) |

venerdì, 25 settembre 2009

Medusa

Ho lasciato che la scena si accomodasse

in una ventosa sera di settembre

Del resto in qualche modo era previsto

- del resto è sempre tutto previsto

è solo che ci fa fatica crederlo –

Ho sistemato le pieghe della gonna strette

bel lisciate sotto il sedere

proprio come fa una brava bambina.

E sono stata una brava bambina

- lo sono stata sempre

per quanto tu faticassi a vederlo -

Al punto che dopo molto tempo

quando mi guardo attraverso i tuoi occhi

io pure stento a crederlo e talvolta mi odio.

A volte odio te

nei momenti in cui recupero la vista

e strappo via la cataratta di vergogna

Ho lasciato che la scena si svolgesse

piano

al rallentatore

Ho fatto scorrere lacrime sui peperoni

sulle fettine di pescespada affumicato

senza aggiungere nemmeno una parola

E tu che mi guardavi senza chiedere nulla

Lo so che non è certo discrezione

ma solo il timore di ciò che potrei dire

occorre sempre uno che per tutti

mostri il volto sfregiato della colpa

Alla fine come sempre mi scuote un moto di pietà

e concludo che ci penserò io

Una specie di Atlante

sulle spalle tutto il tuo mondo intero

con il suo carico enorme

E annuncio che sì sono io

sono io che non funziono

sono io che escogito di tutto per star male

e trasformo la mia stessa vita

in una zanzara tra le tue dita dei piedi

Taglio l’ultima scena

quella in cui ti direi

che non si può vivere accanto alla follia

senza l’effetto di venirne contagiati

se ne assume la responsabilità: monodose alle 11:26 | link | commenti (8) |

giovedì, 26 marzo 2009

flo2

Così pensavo

che se mi sollevassi e piano piano

al sole mi esponessi in controluce

vedresti cicatrici e solchi e segni di frammenti ricomposti

e venature e il segno delle due metà

maldestramente vincolate insieme.

L’asimmetria di questo stare al mondo.

E ci sarà – ne sono più che certa che sia questo –

un retaggio di cattiva trasmissione

l’interruzione del fluire

un certo intoppo che impedisce alle metà di svilupparsi insieme

gioiosamente all’unisono.

Per quanti sforzi faccia

- di cura, nutrimento ed attenzione –

una delle due rifiorisce e ombreggia l’altra

le ruba la sostanza

l’occulta

la tradisce.

La sminuisce,

rende un poco invisibile

l’immagine – mia, tutta mia – allo specchio.

Sicché lo stesso atto del nutrire

talvolta si assomiglia all’affamare.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 17:03 | link | commenti (2) |

lunedì, 23 febbraio 2009

femme_enceinte_ISPA

La notte in cui nacque mio fratello qualcosa si insediò nella nostra casa. Era lì, silenzioso, ci guardava con occhi grandi e spalancati. Nemmeno un vagito, solo due occhi che inchiodarono tutto il resto.

E fu così che dopo pochi giorni mia madre si fece forza e partimmo per il luogo che ci avevano indicato.

All’uomo della grotta mio padre offrì dei soldi, perché lo tenesse, ma l’uomo dalla penombra li rifiutò. Disse che avrebbe preso il bambino per niente. Lo avrebbe tenuto lui, tranne la sua ombra.

Quella toccava a me, era così che funzionava.

Mia madre pianse, mio padre accettò, non c’erano altre possibilità.

Mio fratello cresceva, me ne accorgevo dalla mia ombra che aumentava a dismisura, che invadeva al tramonto tutti gli spazi dietro di me.

Mio fratello era figlio del male, avevo sentito dire così, in paese. I bambini del male li portavano lassù, in montagna, ma le loro ombre restavano a farci compagnia.

Mio fratello cresceva, la sua ombra mi accompagnava.

Il giorno che cominciai a spargere dolore intorno a me incontrai più pietà che rabbia: sapevano che non era colpa mia, che tenerlo tra noi sarebbe stato peggiore.

Lui avrebbe seminato morte, io solo sofferenza.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 01:43 | link | commenti |

giovedì, 15 gennaio 2009

matematyka

Mi quoto

(no, non è autoreferenza)

Succede quando mi divido

mi scindo

rimango senza resto

con il resto di niente

pugno di mosche in mano

Meglio sarebbe un quoziente

intellettivo.

emotivo

Farci una prova del nove, aggiungerci un riporto

far riquadrare i conti e non pensarci più

Nessuna divisione con me, solo addizioni

te ne prego

Eventualmente moltiplicazioni

(preferite potenze base due – quadrato -

spigoli acuti e fermi -  spalle larghe - .

Niente sfere, basta palle.

Bugie, ammennicoli, prese per i fondelli.

Basta col tre e quattordici e la periodicità infinita

L’ultima cifra o la parola

che muta sempre e intacca la profonda sostanza delle cose.

Vivo su un piano inclinato, lo so. Lo so da sempre.

Ma non ho voglia che mi si scivoli addosso. Non ne ho voglia.

Non più.

Provo a calzare i tacchi, tacchi altissimi

Da sola riequilibro i dislivelli.

O quanto meno ci provo.

Su questo piano di vita che è ormai scabro.

Anzi, scabroso.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 10:41 | link | commenti (1) |

giovedì, 04 dicembre 2008

botero_1_fullblock

Con chi va a letto, Elettra, quando la sera gioca e fa il polpo con Edipo?

E con chi Edipo, quando al mattino con Elettra la sua ferma virilità dimostra?

 

E’ la perdita che spinge

 a simbolizzare la cosa perduta

Julia Kristeva

 

Il corpo della madre -  enorme

sovrastante caldo capiente –

Il paradiso

Poi il limbo

Finalmente espugnato - il corpo della madre

Andato in pezzi

Frantumato

Sezionato e inghiottito

Indigeribile

In(di)gestibile

(e perciò stesso non assimilabile

non energia immediatamente disponibile)

Ricostruito dunque - il corpo della madre nel corpo matricida

Perché mai più venga vinto – dal padre, dal nonno o dal cugino

dal salumiere all'angolo o dallo zio Tonino -

né corrotto

o penetrato

Quel corpo della madre

Così tanto respinto

Disgiunto

Espunto

E tuttavia fatalmente indistinto

Orribilmente radicato e avvinto

Quel corpo –  mai definitivamente estinto –

Materia prima di un incesto modesto

un poco mesto nonché accertatamente ed insoddisfacentemente  lesto

Che quasi quasi dalla fissazione infantile adesso stesso io desisto

(che io sia Edipo o Elettra in ogni caso mi conviene - lo so bene)

e d’ora in poi solo te null'altro che te - d’amore vero e originale ti rivesto.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 13:13 | link | commenti (3) |

venerdì, 14 novembre 2008
Rinascimento (prossimo venturo)

tre età

C’era una signora di mezza età.

Come è possibile che ne avesse solo metà?

Possibilissimo: l’altra metà l’aveva regalata.

E a chi l’aveva data?

Un poco all’ex al marito e un altro poco ai figli.

(quote parti del venticinque per cento)

E’ una cosa legale?

Pare di sì, lo fanno in molti, non dovrebbe destare meraviglia.

E loro – ex marito e figli – ne erano contenti?

I figli sì, presero la patente e tiravano tardi la sera.

L’ex marito era invece molto arrabbiato

Si svegliava sempre con un sacco di acciacchi

Inveiva, imprecava: aveva la sua età più la metà di una metà.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 23:49 | link | commenti (7) |

lunedì, 03 novembre 2008

Digital_Love_Sec

C’è che a molti ormai piace spesso virtuale

- che non vuol di’ virtuoso, statti attento

virtuale è come di’ un po’ finto

ma non proprio finto del tutto, un poco e un poco

una cosa che stai tu solo e pensi che sei in due

in tre, quattro, sette, dieci e mentre guardi le figure

dici che sei una specie di Siffredi

ma a voler essere onesti nemmeno tu ci credi –

insomma dicevamo

per non tirarla troppo per le lunghe

- ancorché sia proprio questo l’ambito

dove la brevità ci rende tristi e fa difetto -

che a questi qua  piace il Digital Sex

come m’ha detto uno per spiegarmi

del perché aveva tanti calli in su la mano:

è una cosa di produzione digitale, una cosa moderna

che vuoi capire tu, che invece del pisello ci hai la fregna? (lic. poet.)

Ma pure a me  piace il digitale, ho detto io, quello terrestre

soprattutto se ha più canali e i servizi interattivi:

quel bel pollice complice, opponibile e sapiente,

l’indice un poco accusatore (per una rapida espiazione della pena)

il medio con la virtus (e pure vis, fortitudo, fulgor e spes, iddio ce lo preservi)

e l’anulare, che da sempre connette la mano con il cuore

Per poi finire con quel mignolino

- chi l’avrebbe mai detto vedendolo così ossuto e mingherlino -

così esperto di strategie e tattiche estese

che mentre pare consegnarsi prigioniero

già si organizza in sommossa popolare

soggiogando il nemico dalle retrovie

con il sostegno dell’intera mano

( e può accadere dovunque tu ti trovi -  non importa -

è proprio questo il bello dell’isofrequenza!)

se ne assume la responsabilità: monodose alle 14:38 | link | commenti (4) |

 

Eccomi.

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Perchè la nostalgia è una mossa maligna del tempo

Utente: monodose
sono da prendere a piccole dosi. induco dipendenza e assuefazione. talvolta pericolosi effetti collaterali. in caso di persistenza dei sintomi rivolgersi al proprio medico di fiducia.

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