a piccole dosi

[un blog temporaneamente - e psicoanaliticamente - poetico]

giovedì, 26 marzo 2009

flo2

Così pensavo

che se mi sollevassi e piano piano

al sole mi esponessi in controluce

vedresti cicatrici e solchi e segni di frammenti ricomposti

e venature e il segno delle due metà

maldestramente vincolate insieme.

L’asimmetria di questo stare al mondo.

E ci sarà – ne sono più che certa che sia questo –

un retaggio di cattiva trasmissione

l’interruzione del fluire

un certo intoppo che impedisce alle metà di svilupparsi insieme

gioiosamente all’unisono.

Per quanti sforzi faccia

- di cura, nutrimento ed attenzione –

una delle due rifiorisce e ombreggia l’altra

le ruba la sostanza

l’occulta

la tradisce.

La sminuisce,

rende un poco invisibile

l’immagine – mia, tutta mia – allo specchio.

Sicché lo stesso atto del nutrire

talvolta si assomiglia all’affamare.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 17:03 | link | commenti (2) |

lunedì, 23 febbraio 2009

femme_enceinte_ISPA

La notte in cui nacque mio fratello qualcosa si insediò nella nostra casa. Era lì, silenzioso, ci guardava con occhi grandi e spalancati. Nemmeno un vagito, solo due occhi che inchiodarono tutto il resto.

E fu così che dopo pochi giorni mia madre si fece forza e partimmo per il luogo che ci avevano indicato.

All’uomo della grotta mio padre offrì dei soldi, perché lo tenesse, ma l’uomo dalla penombra li rifiutò. Disse che avrebbe preso il bambino per niente. Lo avrebbe tenuto lui, tranne la sua ombra.

Quella toccava a me, era così che funzionava.

Mia madre pianse, mio padre accettò, non c’erano altre possibilità.

Mio fratello cresceva, me ne accorgevo dalla mia ombra che aumentava a dismisura, che invadeva al tramonto tutti gli spazi dietro di me.

Mio fratello era figlio del male, avevo sentito dire così, in paese. I bambini del male li portavano lassù, in montagna, ma le loro ombre restavano a farci compagnia.

Mio fratello cresceva, la sua ombra mi accompagnava.

Il giorno che cominciai a spargere dolore intorno a me incontrai più pietà che rabbia: sapevano che non era colpa mia, che tenerlo tra noi sarebbe stato peggiore.

Lui avrebbe seminato morte, io solo sofferenza.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 01:43 | link | commenti |

giovedì, 15 gennaio 2009

matematyka

Mi quoto

(no, non è autoreferenza)

Succede quando mi divido

mi scindo

rimango senza resto

con il resto di niente

pugno di mosche in mano

Meglio sarebbe un quoziente

intellettivo.

emotivo

Farci una prova del nove, aggiungerci un riporto

far riquadrare i conti e non pensarci più

Nessuna divisione con me, solo addizioni

te ne prego

Eventualmente moltiplicazioni

(preferite potenze base due – quadrato -

spigoli acuti e fermi -  spalle larghe - .

Niente sfere, basta palle.

Bugie, ammennicoli, prese per i fondelli.

Basta col tre e quattordici e la periodicità infinita

L’ultima cifra o la parola

che muta sempre e intacca la profonda sostanza delle cose.

Vivo su un piano inclinato, lo so. Lo so da sempre.

Ma non ho voglia che mi si scivoli addosso. Non ne ho voglia.

Non più.

Provo a calzare i tacchi, tacchi altissimi

Da sola riequilibro i dislivelli.

O quanto meno ci provo.

Su questo piano di vita che è ormai scabro.

Anzi, scabroso.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 10:41 | link | commenti (1) |

giovedì, 04 dicembre 2008

botero_1_fullblock

Con chi va a letto, Elettra, quando la sera gioca e fa il polpo con Edipo?

E con chi Edipo, quando al mattino con Elettra la sua ferma virilità dimostra?

 

E’ la perdita che spinge

 a simbolizzare la cosa perduta

Julia Kristeva

 

Il corpo della madre -  enorme

sovrastante caldo capiente –

Il paradiso

Poi il limbo

Finalmente espugnato - il corpo della madre

Andato in pezzi

Frantumato

Sezionato e inghiottito

Indigeribile

In(di)gestibile

(e perciò stesso non assimilabile

non energia immediatamente disponibile)

Ricostruito dunque - il corpo della madre nel corpo matricida

Perché mai più venga vinto – dal padre, dal nonno o dal cugino

dal salumiere all'angolo o dallo zio Tonino -

né corrotto

o penetrato

Quel corpo della madre

Così tanto respinto

Disgiunto

Espunto

E tuttavia fatalmente indistinto

Orribilmente radicato e avvinto

Quel corpo –  mai definitivamente estinto –

Materia prima di un incesto modesto

un poco mesto nonché accertatamente ed insoddisfacentemente  lesto

Che quasi quasi dalla fissazione infantile adesso stesso io desisto

(che io sia Edipo o Elettra in ogni caso mi conviene - lo so bene)

e d’ora in poi solo te null'altro che te - d’amore vero e originale ti rivesto.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 13:13 | link | commenti (3) |

venerdì, 14 novembre 2008
Rinascimento (prossimo venturo)

tre età

C’era una signora di mezza età.

Come è possibile che ne avesse solo metà?

Possibilissimo: l’altra metà l’aveva regalata.

E a chi l’aveva data?

Un poco all’ex al marito e un altro poco ai figli.

(quote parti del venticinque per cento)

E’ una cosa legale?

Pare di sì, lo fanno in molti, non dovrebbe destare meraviglia.

E loro – ex marito e figli – ne erano contenti?

I figli sì, presero la patente e tiravano tardi la sera.

L’ex marito era invece molto arrabbiato

Si svegliava sempre con un sacco di acciacchi

Inveiva, imprecava: aveva la sua età più la metà di una metà.

se ne assume la responsabilità: monodose alle 23:49 | link | commenti (7) |

lunedì, 03 novembre 2008

Digital_Love_Sec

C’è che a molti ormai piace spesso virtuale

- che non vuol di’ virtuoso, statti attento

virtuale è come di’ un po’ finto

ma non proprio finto del tutto, un poco e un poco

una cosa che stai tu solo e pensi che sei in due

in tre, quattro, sette, dieci e mentre guardi le figure

dici che sei una specie di Siffredi

ma a voler essere onesti nemmeno tu ci credi –

insomma dicevamo

per non tirarla troppo per le lunghe

- ancorché sia proprio questo l’ambito

dove la brevità ci rende tristi e fa difetto -

che a questi qua  piace il Digital Sex

come m’ha detto uno per spiegarmi

del perché aveva tanti calli in su la mano:

è una cosa di produzione digitale, una cosa moderna

che vuoi capire tu, che invece del pisello ci hai la fregna? (lic. poet.)

Ma pure a me  piace il digitale, ho detto io, quello terrestre

soprattutto se ha più canali e i servizi interattivi:

quel bel pollice complice, opponibile e sapiente,

l’indice un poco accusatore (per una rapida espiazione della pena)

il medio con la virtus (e pure vis, fortitudo, fulgor e spes, iddio ce lo preservi)

e l’anulare, che da sempre connette la mano con il cuore

Per poi finire con quel mignolino

- chi l’avrebbe mai detto vedendolo così ossuto e mingherlino -

così esperto di strategie e tattiche estese

che mentre pare consegnarsi prigioniero

già si organizza in sommossa popolare

soggiogando il nemico dalle retrovie

con il sostegno dell’intera mano

( e può accadere dovunque tu ti trovi -  non importa -

è proprio questo il bello dell’isofrequenza!)

se ne assume la responsabilità: monodose alle 14:38 | link | commenti (4) |

lunedì, 22 settembre 2008

lipsbox

Tu che mi guardi in tralice

- non so esattamente cos'è un tralice

forse qualcosa che mi rende elettrica

un tralice, un traliccio? –

credo che sia di sbieco

obliquo

di traverso

ma anche un poco in deliquio

beato in visibilio rapito.

Mi dicono di no

è che ho sbagliato rigo

la storia del deliquio è se mi guardi in trance.

Ma non è questo il punto

è solo che mi guardi

ed io mi sento in stallo

in voga

in auge

un poco pure in stato interessante

in soggezione

in sollucchero

in locuzione avverbiale

- che non so bene dirti come sia -

come fossi una pornostar

grosso modo

più o meno

una specie di santa regina

o una cosa divina

E dunque straziami

- o stralciami o straliciami, che importa? -

e poi di baci saziami

o sbaffiami. O stranfugnami.

Fai tu. Fammi giochi di lingua.


[ed è con immenso piacere che vi presento - dopo mesi di silenzio - una nuova Vocal Release, in duetto con Lila Downs. Maruzzatevi tutti. Sconfinferatevela con certo uzzolo.]

se ne assume la responsabilità: monodose alle 13:24 | link | commenti (10) |

martedì, 09 settembre 2008

Per noi oniriche poetesse dell’inconscio

il risveglio talvolta è uno scudiscio

Ci accomodiamo su un fianco nell’attesa

che la sveglia cessi di colpo ogni pretesa

Ci piacerebbe che proprio lì dall’uscio

si affacciasse l’amore un po’ di striscio

e cogliendoci sfatte e di sorpresa

- con caffè caldo e una carezza estesa -

ci titillasse il più profondo subconscio

(ma anche il più superficiale corpo conscio)

Sì che al centro del letto ben distesa

senza timore d’essere fraintesa

la vita apparirebbe lieta e sconcia

umida di baciate rime dalla muta pronuncia

se ne assume la responsabilità: monodose alle 12:42 | link | commenti (4) |

 

Eccomi.

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Perchè la nostalgia è una mossa maligna del tempo

Utente: monodose
sono da prendere a piccole dosi. induco dipendenza e assuefazione. talvolta pericolosi effetti collaterali. in caso di persistenza dei sintomi rivolgersi al proprio medico di fiducia.

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